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Cinque erbacce commestibili che forse non conosci

Cinque erbacce commestibili - Portale Sopravvivenza

Tutti noi sappiamo che di erbacce commestibili, dette anche alimurgiche, ne sono piene boschi e campagne nostrane. Quando falciamo l’erba del prato, spesso ci capita di sradicare piante come ad esempio il soffione (conosciuto anche come dente di leone) che, sebbene faccia parte delle piante spontanee ed invasive, è invece anche molto adatto ad essere consumato in ricette o da solo.

Su internet, si trovano moltissime informazioni riguardo a questo tipo di erbe:  immagini, descrizioni e consigli sul come utilizzarle al meglio… Tuttavia è difficile, per chi non se ne intende, cogliere bene le differenze tra una specie e l’altra. La difficoltà aumenta se la raccolta avviene in situazioni di emergenza, quindi potrebbe esserti utile fare pratica in una situazione di normalità.

Questo articolo andrà quindi a esaminare alcune piante, o frutti, ben conosciuti dai più, ma che pochi sanno di poter utilizzare a proprio favore.

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Le cinque erbacce commestibili

1. Il Dente di leone

Ha molti nomi, Soffione, Piscialletto, Tarassaco comune e, appunto, Dente di leone. Come già detto in precedenza, il dente di leone è una pianta spontanea che cresce ovunque, ed è così comune da poterla trovare senza troppe difficoltà, anche nel nostro giardino. L’uso di questa erbaccia commestibile sono moltissimi: la radice può essere fatta seccare e utilizzata per fare una bevanda tipo caffè, mentre le foglie possono essere usate in insalate e contorni. Persino i fiori sono commestibili. I boccioli sono consumati sott’olio, mentre i petali in insalate e come condimento. Il tarassaco, inoltre, possiede molte vitamine e flavonoidi.

Infine grazie alle sue caratteristiche,  questa pianta può essere usata in combinazione con altre piante per lenire varie malattie, come reumatismi, disappetenza e disturbi dispeptici.

2. Il Pungitopo

Il pungitopo è una pianta arbustiva dalle bacche rosse e dalle foglie aguzze, rigide e piccole.
Sebbene le piccole e caratteristiche bacche tonde e rosse siano velenose, i getti primaverili che possono essere raccolti solitamente da marzo a maggio sono invece commestibili. Si tratta di giovani ributti della pianta, dal sapore amarognolo e molto simili agli asparagi, tant’è che entrambi i due alimenti condividono ricette ed utilizzi.

I getti primaverili del Pungitopo, quindi, risultano una perfetta aggiunta a risotti, frittate, piatti di pasta, ecc.

3. La Piantaggine

Molto diffusa nei prati di montagna, ai bordi dei sentieri e più generalmente nelle zone incolte è ottima se ingerita cotta con altre erbe.  Le foglie più giovani possono essere mangiate ad insalata o in frittate.

Questa pianta è di tipo perenne, dunque è possibile raccoglierla tutto l’anno senza preoccuparsi troppo dell’equilibrio ecologico poiché è presente in abbondanza.

4. L’Ortica

Considerata da molti un’infestante pericolosa per via del fatto che venirne a contatto genera un forte prurito fastidioso, in realtà è un ottimo alimento.

L’ortica necessita un’attenzione particolare nella raccolta poiché, essendo una pianta urticante se si tocca la peluria che avvolge le foglie, queste rilasciano una tossina responsabile della sensazione di prurito e bruciore. Tuttavia, questa tossina può facilmente essere degradata col calore. È importante quindi, dopo aver raccolto e lavato la pianta, pulirla e farla bollire, o comunque riscaldarla in qualche altro modo.

Le ricette ed i piatti che possono essere preparati sono davvero tanti: si va dalle zuppe sino a lessarle come fossero spinaci. Anche nelle frittate, nei ravioli e in molti altri modi. Elemento presente in discreta quantità è il ferro. In condizioni d’emergenza, non potendo garantire un giusto apporto di questa sostanza è importante quindi tenerne conto.

5. La Carota selvatica

Comune in zone pietrose e in grandi distese, fiorisce in estate.  Sia la radice a fittone che le foglie sono commestibili, sia crude che cotte in zuppe o minestre.

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Altri “frutti” del bosco

La ghianda

Infine, nonostante non sia un’erbaccia, ho voluto riportare anche quest’altro frutto: la ghianda.

Il bosco ci regala castagne, frutti e bacche, cacciagione, e ogni genere di fungo. Le ghiande sono ampiamente presenti nella flora boschiva ma raramente vengono prese in considerazione per l’alimentazione umana. Solitamente le ghiande costituiscono la base della dieta di moltissimi animali selvatici tra cui cinghiali, pennuti, piccoli roditori ed ungulati.

Le ghiande possiedono molti carboidrati, proteine, lipidi, vitamine e minerali. Si tratta per cui di un alimento molto ricco ma per via del suo sapore molto amaro, dovuto all’alta concentrazione di tannini, le ghiande risultano non commestibili e addirittura dannose per l’organismo, in quanto pericolose per la digestione.

Tutto questo però, non avviene se vengono cotte: cuocendole, bollendole o lasciandole al macero, le ghiande possono essere consumate nei più svariati modi. Nel periodo antecedente la Seconda Guerra Mondiale, le ghiande venivano consumate in molte regioni d’Italia. In Sardegna, un tempo, veniva preparato un pane con ghiande macerate, che conferiva un aspetto scuro alle pagnotte ed un sapore molto amaro. È possibile utilizzare le ghiande come surrogato del caffè, mentre seguendo alcune ricette, è possibile preparare torte o paté.

Molte altre sono le piante che crescono negli spazi verdi, addirittura in certi casi tra l’asfalto dei marciapiedi o i binari del treno. Molte di queste piante sono commestibili e molto utili (evitate di mangiare il tarassaco che cresce sui marciapiedi, per cortesia).

Funghi e cortecce

Certamente, è il caso di ricordare anche l’esistenza di funghi commestibili, come i Porcini, i Rossini, le Gallinelle e le Trombe dei morti. Mi raccomando, con i funghi non si scherza. Un buon inizio può essere il libro “Tutto funghi. Cercarli, riconoscerli, raccoglierli” scritto dall’Associazione micologica italiana naturalistica telematica. Vale sempre la regola di, nel dubbio, contattate gli ispettorati micologici della vostra regione per sottoporgli i funghi raccolti.

Molte sono le parti di piante più grandi, come alberi e arbusti, ad essere commestibili, come ad esempio i germogli di bambù o la corteccia di betulla.

Alla luce di quanto esposto, è necessario informarsi il più possibile sulle erbe che crescono nei dintorni di casa vostra o nella vostra regione di appartenenza. Un buon prontuario per valorizzare le erbe spontanee è l’edizione illustrata del libro “Erbe spontanee in tavola” scritto da Annalisa Malerba e Carla Leni.

Questo potrà farvi provare cose nuove, magari risparmiare anche un po’ di soldi ma soprattutto, in certi casi potrà anche salvarvi la vita.

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