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Morte, distruzione ed una bella dose di gore. Ecco la prima puntata di Chernobyl

Prodotta da HBO, la miniserie “Chernobyl” è diventata in breve tempo un caso mediatico e diplomatico. Ispirata al disastro nucleare più eclatante e importante nella storia dell’umanità, ha il pregio di essere nel complesso raccontata accuratamente seppur ci siano alcune importanti differenze tra finzione e realtà che andremo a sottolineare per far luce su quali siano state effettivamente le cause e le conseguenze di questo disastro nucleare.

Il disastro di Chernobyl

Tutti quanti conosciamo quello che è successo a Chernobyl. Dopo una prova di sicurezza riguardante l’utilizzo di energia residua in caso di malfunzionamento dei generatori di emergenza, si è attivata una sequenza inaspettata di eventi tali da portare alla catastrofe:

  1. il surriscaldamento dell’acqua di raffreddamento ha indotto la scissione per elettrolisi tra idrogeno e ossigeno;
  2. la successiva esplosione dell’idrogeno ha causato la rottura dell’involucro resistente;
  3. la rottura dell’involucro ha causato la dispersione del combustibile nucleare pesante, ma soprattutto degli elementi leggeri di fissione quali i famosi Iodio 131 e Cesio 137.

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***SPOILER ALERT***

La serie si ispira alla storia vera del disastro di Chernobyl ma ricordiamo che è una fiction, non un documentario. L’accuratezza dei particolari e nella ricerca dei dettagli è pregevole ma rimane pur sempre una serie che mira forse più a sensibilizzare su questo tipo di vicende piuttosto che a riportarle in maniera fedele. La necessità di spettacolarizzazione è evidente per gli “addetti ai lavori” seppur va riconosciuta una notevole ricerca dei dettagli.

Magari può interessarti il commento al secondo episodio della serie Chernobyl – Please Remain Calm (potrai leggere l’articolo dal 23 giugno 2019, h.14:00)

Prima puntata di Chernobyl – “1:23:45”

Morte, distruzione e una bella dose di gore

Nella prima puntata vediamo dei “poveri sudditi” del regime sovietico, praticamente ignari di che cosa sia l’energia nucleare nonostante lavorino come staff o come dei vigili del fuoco di una centrale nucleare, vomitare sangue, abbronzarsi come Roberto Carlino, e che improvvisamente iniziano a sanguinare violentemente da posti “strani”, come ad esempio un fianco, o fumare ultime sigarette mentre crollano al suolo apparentemente morti. Senza ombra di dubbio, un inizio col botto: morte, distruzione ed una bella dose di gore.

La prima domanda che sorge spontanea è: quante persone sono effettivamente trapassate nelle prime ore dell’incidente?

Duemila? Duecento? Venti? No.
Solo due. E nemmeno a causa delle radiazioni. Uno è stato travolto dalle macerie mentre un altro è stato colpito da una fiammata ed è deceduto a causa delle ustioni chimiche, non radiologiche (Report UNSCEAR 1988). La fonte di tali affermazioni non è Greenpeace, non è Viviverde o Informare per Resistere bensì l’UNSCEAR (United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation) ovvero il Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti.

Proseguiamo con lo spettacolo.
Vediamo eroici (e fittizi) dipendenti della centrale di Chernobyl immolarsi per vedere di persona il nucleo in fiamme, porte in piombo aperte con sprezzo del pericolo che causano immediate ustioni che sembrano letali.
Raggi gamma che, simili alla polvere, arrivano su ignari passanti che si godono il paesaggio e lo spettacolo sul “ponte della morte”.

Eroici medici (donne ndr) che capiscono subito che è appena accaduto un disastro atomico e chiedono a sporchi, vecchi e pigri superiori uomini se ci sono scorte di iodio da somministrare non si sa bene a chi. Cosa che, se un mio dirigente mi chiedesse di somministrare iodio a qualcuno anziché lo Ioduro di Potassio lo farei internare in psichiatria.

Pompieri che raccolgono pezzi di combustibile nucleare e dopo qualche ora giacciono riversi al suolo in uno stato di morte apparente.
La puntata termina con il direttore della sala controllo che dopo una bella vomitata esce fuori e assiste ad una carneficina davanti alla centrale, gente trascinata via, sangue ovunque e distruzione.

Davvero c’era tutto quel sangue?

Tutto molto, molto spettacolare, ma abbastanza falso.

Tutto quel sangue è molto scenico e aumenta molto il livello ansiogeno nello spettatore, ma scientificamente inesatto. La c.d. ARS (Acute Radiation Syndrome) è stata diagnosticata durante tutto l’incidente di Chernobyl a duecentonove persone, quindi compresi i liquidatori, i pompieri, il personale, i sanitari, i tecnici e tutte le persone coinvolte sul campo. I decessi diretti sono stati ventotto e sono incorsi perlopiù in maniera indiretta.

La sindrome da ARS si manifesta in base alla dose assorbita. Ovviamente più è alta, più è grave. Quella gravissima si compone in vomito pressoché immediato, diarrea massiva, dolore alla testa, tremori, atassia, letargia e morte, nell’arco di circa 48 ore. Se si sopravvive alle prime 48 ore, come del resto avvenuto per la maggior parte dei coinvolti nell’incidente di Chernobyl, i principali problemi per l’individuo saranno da ricercare al sistema immunitario, al sistema digerente e, sopratutto, alla sepsi da ustione radiologica o fisica (le banali fiamme dell’incendio).

Se vi è venuta improvvisamente paura di un altro incidente nucleare, vi consiglio di tenere nel vostro armadietto queste: iOSAT – Compresse di Ioduro di Potassio. Io le ho da un po’ nel mio kit disastri.

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