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Crisi mondiale del lavoro: per sopravvivere dovremo “adattarci”

Crisi del lavoro - Adattarsi per sopravvivere

Alcune delle società più note a livello mondiale sono nate o sono cresciute esponenzialmente durante un periodo di forte crisi.
Adattarsi alle nuove richieste del proprio mercato e saper scorgere nuovi trend, oggi come allora, farà la differenza per sopravvivere.

Nel novembre 2002, una forma di polmonite atipica chiamata sindrome respiratoria acuta grave causata dal coronavirus SARS-CoV iniziò a diffondersi rapidamente dalla regione del Canton in Cina.

La malattia fu identificata per la prima volta dal medico e microbiologo italiano Carlo Urbani, poi deceduto a causa dello stesso virus in un processo di auto-quarantena.
La SARS passò inizialmente inosservata e senza segnalazioni all’OMS, ma nei mesi successivi divenne evidente che nel paese si era sviluppata una malattia con sintomi iniziali simili a quelli influenzali, ma che poteva portare a gravi complicazioni per i polmoni.

L’epidemia durò da fine 2002 fino al luglio 2003 con un tasso di letalità del 9,6%. All’epicentro dell’epidemia, oggi come ieri, c’era la Cina, dove l’epidemia di SARS infettò oltre 5.300 persone e ne uccise 349 a livello nazionale, poco meno della metà dei decessi mondiali.

Oggi questi dati appaiono insignificanti, ma allora la SARS era considerato un nemico serio soprattutto in Cina. Nel Paese del Sol Levante causò una grave crisi sociopolitica: molti esperti economisti erano pronti a condannare il sistema e dichiarare la fine di un’economia in crescita esponenziale. Una incombente recessione era dietro l’angolo.
A differenza di quello che sta accadendo oggi, con persone che non riescono a stare in casa, in quel periodo in Cina nessuno voleva uscire di casa. E, come sappiamo, la Cina è densamente popolata.

In quel caso, con la società cinese, arrivò anche un altro tipo di contagio: la digitalizzazione. Negli ospedali il sistema è stato completamente centralizzato e digitalizzato, con le strutture che possono fornire rapporti in tempo reale. È anche grazie a questi strumenti che si è venuti a conoscenza del nuovo coronavirus in tempi molto più rapidi rispetto alla SARS.

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SARS e l’ascesa di Alibaba

È questo il periodo in cui molti cinesi iniziarono ad acquistare online ogni genere di prodotto per paura di contrarre il virus e questo portò a una crescente abitudine agli acquisti on line e a un progressivo aumento dell’offerta. Tra questi nuovi operatori, uno su tutti avrebbe beneficiato del cambiamento: Alibaba, l’attuale acerrimo rivale orientale di Amazon.

Nel 2001, il gigante dell’e-commerce era Ebay ed era appena arrivato in Cina. Jack Ma, il fondatore di Alibaba, stava giocando tutte le sue carte per fronteggiare il nemico statunitese. Nel 2002 però arrivò improvvisamente la SARS e lo scenario di mercato cambiò improvvisamente. Il confinamento e l’isolamento obbligatorio in abitazioni e fabbriche spinse i cinesi ad acquistare e lavorare online per evitare il contatto con altre persone. La SARS validò così le potenzialità della telefonia mobile digitale. Ciò portò la Cina ad un punto di svolta con l’uso massivo di internet.

Ebay coordinava la penetrazione del mercato cinese da lontano, dalle coste californiane e i suoi centri direzionali erano a Shangai, nella zona di contagio. La sua ritirata dal mercato cinese nel 2006 non fu dovuta esclusivamente alle conseguenze della SARS, tuttavia ne fu indebolito particolarmente nello scontro con Alibaba.

Tralasciando per un attimo i cambiamenti dettati dai virus, altre note aziende sono nate in periodi di crisi. Uber e Airbnb, per esempio, hanno mosso i primi passi durante la grande crisi americana, rispettivamente nel 2009 e nel 2008. Anche una volta iniziata la ripresa economica, molte persone hanno continuato a preferire modalità legate alla sharing economy anziché sistemi di ospitalità tradizionale.

Andando indietro nel tempo, anche IBM, Edison e Procter&Gamble sono nate da periodi di forti crisi.

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Le prospettive per il futuro

Oggi ci troviamo di fronte ad una nuova crisi mondiale che stravolgerà il mercato cambiando il modo in cui acquistiamo, viaggiamo e lavoriamo per almeno un anno o forse tre. Tutte le ipotesi su clienti, gestione delle vendite e dei ricavi, presto non saranno più valide. Vogliamo pensare che ciò che ci aspetta non sarà una recessione. Le crisi sono opportunità per trasformare i business attuali in qualcosa di nuovo, un momento per lanciarne anche di nuovi basati sulle nuove esigenze dei consumatori.
Basta guardare le numerose aziende dei distretti tessili italiani rapidamente convertite per produrre mascherine e non chiudere.

Probabilmente tra pochi anni, anche in Italia alcune aziende saranno più competitive rispetto ad altre proprio per le modalità con cui avranno affrontato questo momento eccezionale.
Adottare un atteggiamento da prepper anche nel lavoro, facendosi trovare pronti e preparati ad affrontare ogni situazione con flessibilità e ascolto del mercato, oggi può davvero fare la differenza.

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