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Disordini e proteste sono prevedibili? La matematica dice di sì

Proteste e disordini sociali prevedibili con modello matematico di Peter Turchin

Lo scoppio di disordini civili e rivolte sempre più frequenti in molte città di tutto il mondo possono sembrare una reazione spontanea alla situazione dettata dal Covid-19, ma se non fosse soltanto la pandemia la causa scatenante?

È quello che emerge dallo studio dello scienziato russo-americano Peter Turchin che nel 2010 aveva ideato una teoria matematica in grado di prevedere i picchi di violenza e disordini sulla base di dati storici pregressi.

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Che cosa dice la ricerca?

Quanto sono resilienti le nostre società agli shock interni ed esterni? Possiamo prevedere le dinamiche della resilienza sociale e il suo opposto, il crollo sociale? Una delle principali sfide della ricerca nel rispondere a questa domanda è che la crescente instabilità socio-politica deriva da molteplici fattori interagenti: economici, politici e culturali

Cercando di trovare un nesso tra i vari fattori che influenzano l’instabilità di uno Stato, dieci anni fa, lo scienziato Peter Turchin dell’Università del Connecticut ha utilizzato la teoria demografico-strutturale (SDT) per prevedere i disordini futuri (2010-2020) basandosi sui dati storici registrati nei decenni precedenti.

Ad agosto 2020 è uscito un nuovo articolo basato sulla ricerca, in cui Turchin e il coautore Andrey Korotayev mostrano come la matematica può effettivamente prevedere eventi futuri.

La ricerca è consultabile qui, su PLoS ONE, gratuitamente.

Lo studio di Turchin e Korotayev prende in considerazione le società umane viste come un sistema all’interno del quale interagiscono tra di loro tre componenti:

  • la popolazione in generale: dimensioni, età demografica, livello di urbanizzazione, salario medio, ottimismo sociale;
  • le diverse élite: la loro popolazione, le loro fonti di reddito, la loro concorrenza interna e le norme sociali;
  • lo Stato: dimensioni del governo, PIL, debiti, legittimità del potere.

Usando queste tendenze come input, il modello ha calcolato e proiettato nel tempo l’indicatore di stress politico, che in passato era fortemente correlato all’instabilità.
Le pressioni strutturali si accumulano lentamente e in modo più prevedibile e la loro ricerca della sfogo è suscettibile di analisi e previsioni.

Fig 7. Andamenti temporali delle rivolte in cinque paesi occidentali, 1946–2018.
“Incidenza normalizzata” è l’incidenza dei disordini per anno scalata in modo che il massimo per ogni paese = 1. La linea tratteggiata verticale indica l’anno in cui è stata effettuata la previsione (2010).
https://doi.org/10.1371/journal.pone.0237458.g007

I ricercatori affermano che i loro studi hanno scoperto che questa misura chiave era fuori scala proprio prima di eventi storici chiave come la Rivoluzione francese, la guerra civile inglese e la crisi all’interno dell’Impero Ottomano.

La previsione del 2010 era accurata

Nonostante la stragrande maggioranza dei manifestanti in tutto il mondo si stia comportando pacificamente, scene di saccheggi e violenze ancora guastano le proteste.

Nel 2010 la percezione della strada che stava prendendo il mondo intero era l’opposto ad uno scenario violento come quello stiamo vivendo. Le espressioni violente di instabilità erano in declino da 25-40 anni, a seconda del paese. Apparentemente nulla presagiva lo scoppio della violenza che abbiamo visto dopo il 2010.
Eppure il modello di Peter Turchin diceva l’opposto.

Quello che emerge come conseguenza, è che la pandemia è stata un ulteriore fattore destabilizzante e aggravante, ma i disordini oggi ci sarebbero stati comunque, Covid-19 o no.

Per gli analisti, l’inversione di tendenza nell’instabilità socio-politica non è stata una sorpresa per due ragioni: in primis, l’analisi storica mostra che i periodi pacifici che durano una o due generazioni (25-50 anni) sono molto comuni nella storia. Tendono a verificarsi durante le “fasi integrative” dei cicli demografici-strutturali. In secondo luogo, tali periodi sono invariabilmente seguite da fasi disintegrative, caratterizzate da un’ondata di violenza collettiva, crollo dello Stato e guerra civile ricorrente.

Le ondate di disordini non seguono cicli annuali

Quello che emerge dallo studio è che l’alternanza di queste fasi integrative e disintegrative è molto più sofisticata di una semplice “storia ciclica”.  In effetti, le oscillazioni tra periodi relativamente pacifici e violenti non sono cicli con periodi fissi, quindi con un numero di anni regolare. 

Piuttosto, queste oscillazioni alquanto irregolari sorgono come risultato di feedback dinamici che influenzano il funzionamento dei sistemi sociali. In altre parole, se vogliamo uno strumento di previsione affidabile per quando si verificherà la prossima epidemia di violenza, quello che non dobbiamo fare è contare quanti anni sono passati dall’ultimo focolaio del genere
Decisamente più accurato è lo studio dei dati per quantificare le pressioni strutturali per l’instabilità. 

La ricerca di Turchin può esserci utile in futuro?

Gli scienziati affermano che, utilizzando questi strumenti, si possano rivedere le politiche attuali che stanno portando a disordini sociali. Permettendo di fare riforme prima che si manifesti una crisi, la cliodinamica (ossia la modellizzazione matematica delle dinamiche storiche) può effettivamente aiutare i politici a impedire che le previsioni future diventino disastri attuali.

Covid-19 e stress del modello

Come abbiamo già detto, la pandemia è stato un ulteriore fattore destabilizzante e aggravante, ma i disordini ci sarebbero stati comunque, con o senza il COVID-19.

Come leggiamo su Euractiv.com, le rivolte in tutto il mondo sono aumentate del 282% nell’ultimo decennio e gli scioperi generali dell’821%, quindi la tendenza verso un punto di sfogo era già attiva.

L’Europa ha subito il maggior numero di proteste, rivolte e scioperi. Tuttavia, solo il 35% delle circa 1600 proteste totali è stato registrato come violento. La percentuale più bassa al mondo, per ora.

È probabile che l’impatto economico del COVID-19 amplifichi le tensioni aumentando la disoccupazione, aumentando la disuguaglianza e peggiorando le condizioni di lavoro creando alienazione dal sistema politico e aumentando i disordini civili. 
Ci troviamo quindi in un momento critico dove possiamo aspettarci di tutto, da una svolta positiva inaspettata ad un peggioramento che si trascinerà per anni.

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Foto di Amine M’Siouri da Pexels

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