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Esiste un piano per emergenze NBC in Italia?

La domanda è molto semplice. In tempi non sospetti potrebbe essere una domanda sulla quale discutere, ma in questo periodo storico, credo che sia di fondamentale importanza dare una risposta concreta a questa domanda. Quindi, in sostanza, esiste un piano per emergenze NBC in Italia?

La risposta è Ni! E vediamo il perché di questa risposta.

Cosa sono le emergenze NBC

NBC è un acronimo che sta per Nucleare, Chimico e Batteriologico. In poche parole tutte quelle “fantastiche cose” che se dovessero mai accadere, puoi limitarti a fare il segno della croce e fumarti l’ultima sigaretta…
Ad ogni modo, in ogni Nazione del mondo è previsto un piano per queste catastrofi, ma in Italia le cose sono leggermente diverse. Chiaramente, da noi, il piano per catastrofi NBC funzionerebbe un po’ come funziona la fila in posta: ognuno fa un po’ come gli pare, scartoffie, burocrazia, salta la fila… Insomma, il caos, ma questo lo vediamo dopo nel dettaglio.

Dunque, una Nazione normale è preparata per eventi simili, predisponendo infrastrutture come bunker, ospedali, Beacon Point (leggi l’articolo sui Beacon Point), sirene ed infiniti altri mezzi.

Piccola postilla: in Italia, i Beacon Point sono indicati tramite una timida iniziativa denominata IoNonRischio, dall’omonimo sito internet. Questo servizio cerca di fare divulgazione sulla prevenzione e preparazione personale. Tuttavia, gli scenari ipotizzati sono esclusivamente di tre tipi: terremoto, alluvione e maremoto.

Per citare i nostri amici d’oltre oceano, in America ogni tot. kilometri di autostrada devono esserci per legge almeno 2km di rettilineo in modo da poter improvvisare una pista d’atterraggio per aerei in casi di emergenza. Ogni città ha le sirene per emergenze civili, un nucleo competente designato, i media vengono formati per la diffusione a mezzo stampa, radio e tv a rilasciare le istruzioni di emergenza ed allertare la popolazione. Esiste un piano per qualsiasi emergenza (e la FEMA è una garanzia in questo caso), scorte di medicinali, vaccini e centri di decontaminazione. Insomma, sono americani!

La situazione italiana

Ecco, se da un lato gli americani esagerano, dall’altro (diametralmente opposto) ci siamo noi. Zero, nisba, nada, buio. Provate a fare qualche ricerca in materia.
Quello che dopo qualche ricerca si trova, atterrando sul sito della protezione civile, è il piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche che prevede tre tipologie di scenario: il primo, un incidente in una centrale nucleare su territorio nazionale, il secondo lo stesso incidente ma in altro Stato confinante ed infine, la dispersione accidentale di materiale radioattivo come la caduta di un satellite con reattore nucleare.

Ricordando che l’Italia è uno stato denuclearizzato (ma questo testo risale ai primi anni ’90 con poche revisioni la cui ultima nel 2010), è possibile notare come non esista un piano per un attacco nucleare, un attacco chimico-batteriologico o, più banalmente un incidente in un distretto petrol-chimico.

In effetti, questa affermazione è un po’ estrema: probabilmente esiste tutto questo, ma sono chiusi in qualche cassetto, in qualche ministero. Non esiste nessun tipo di informazione pubblica in merito a questi temi. Nel caso dovesse capitare un incidente in una raffineria, nei 60 minuti successivi all’incidente, come dovrebbe comportarsi la popolazione?

Se volete curiosare un po’ sui piani d’intervento durante un’emergenza, potete farlo a questo link sempre della protezione civile. Io personalmente li trovo abbastanza vaghi, sicuramente non comprensibili alla massa, ma lascio a voi i commenti.

Ora, non finisce qui, perché se non siete sufficientemente allibiti da tutto ciò, vi linko un altro articolo fantastico del corriere di qualche anno fa proprio sui piani contro gli attacchi nucleari e qui il comunicato stampa ufficiale.

Ora, sicuramente le “massime autorità” in materia avranno sicuramente dei piani, dei modus operandi, ecc, ma quello che emerge è che il singolo cittadino si trova completamente inerme e privo di ogni qual si voglia idea di come agire e comportarsi al verificarsi di eventi NBC.  In questo specifico caso, si è parlato di nucleare ma esistono anche minacce batteriologiche (vedi l’articolo su I virus viaggiano per posta) e non esiste un piano preventivo o di detecting diffuso. Infine, esistono anche minacce di tipo chimico: giusto in America hanno messo sensori in tutti gli obiettivi a rischio e statali con detector ed allarmi sensibili a sostanze chimiche e biologiche come in Giappone.

Ricordo che pochi giorni fa si parlava di nucleare in relazione ad ISIS.

Capisco che un piano NBC non sia una priorità, però è come andare in auto senza cinture o in moto senza casco. Non è detto che si debba sempre fare un incidente ma avere un minimo di formazione non sarebbe male. Se oggi iniziano a piovere bombe atomiche sul paese, lo Stato non può dire ai cittadini “aprite l’ombrello”.

Questo giusto per tornare al solito discorso, trito e ritrito, del pensate alla vostra preparazione perché se non ci pensate voi per primi, non sperate che qualcuno lo faccia per voi.

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  1. Tanto per iniziare qui si fà un pò di confusione sull’argomento. Nucleare e Radiologico son due cose distinte e vengono gestite da due enti diversi. Il primo dallo Stato e dal ministero della difesa/esercito. Il secondo viene gestito dal prefetto con l’ausiglio dei vigili del fuoco 118 in collaborazione con Croce Rossa, e protezione civile. Postazioni deco sono disseminata dal 11 settembre in tutto il territorio italiano isole comprese con tempi di reazione inferiori alle 2 ore con eventualmente l’ausilio di elicotteri militari per il trasferimento del personale. potrei continuare ma al momento ho poco tempo ed appena possibile riprendo con il commento

    1. Mio caro amico ciò che dici tu è quasi, nella sua totalità , falso. Ti illustro il perché. Tempo addietro ,per necessità di lavoro , dovetti segnalare, nella centrale termica in cui lavoro nell’ambito sanitario regionale, il blocco di alcune pompe igienico/sanitarie con abbattimento della temperatura sotto la soglia prevista ( circa trentadue gradi ), a norma di legge, sufficiente a scongiurare un contagio, su discreta scala, di legionella. Dopo il panico più totale, probabilmente qualche preghiera e qualche disservizio , si decise di contattare la squadra bio/chimica formata, appunto, per far fronte ad un contagio virale potenzialmente mortale. Tempo di reazione circa 5 ore, tempo di impiego della squadra analisi 4 giorni. Di cosa stiamo parlando? Sul serio ne stiamo parlando? Ed io non lavoro precisamente in un ospedale di provincia, non ne farò il nome perché non mi sembra ne corretto ne appropriato ma signori cari sappiate che se sul serio si fosse trovato il virus della legionella in quella specifica occasione d’emergenza , noi oggi saremmo qui a piangere CENTINAIA di decessi dovuti al contagio. Si sta parlando di un ospedale, pazienti con un sistema immunitario, si presuppone, in deficit, bambini, anziani e non c’è stata la celerità del caso in questo contesto, cosa le fa credere che nel caso di un contagio su vasta scala di qualcosa di ben peggiore la situazione possa essere migliore? Basti vedere Ebola, sono una decina d’anni che si sapeva sarebbe scoppiato un contagio potenzialmente rischioso per ” noi persone evolute ” ( dato che per il mondo quelle povere creature che hanno avuto la sfortuna di nascere in Africa evidentemente non lo sono ) e l’Italia si è bellamente disinteressata di tutto, fortunati…. Molto fortunati, ma la fortuna non è una scienza e con la fortuna non si salvano le vite. Questo per quanto riguarda il discorso ” virale ” è concluso dicendo che nei nostri istituti di ricerca farmaceutica non ci sono fondi necessari neanche per potenziare farmacologicamente i vaccini contro l’influenza, potenzialmente da qui a dieci anni un influenza X di media intensità e di media aggressività potrebbe fare MILIONI di vittime in Italia…. Di cosa si parla? E ribadisco, davvero ne si vuol parlare? Ciò che qui scrivo non lo scrivo per sentito dire sia ben chiaro. Distinti saluti.

      1. La cosa mi stupisce e non poco. In quale regione vivi e lavori? Cosi da poter verificare quanto è accaduto. Chi è intervenuto? che procedure son state fatte per l’attivazione? Queste domande te le pongo cosi da poter eventualmente cercar di capire come mai sono successi questi problemi.

        1. Quello che vedi scritto è il mio nome reale, e come ben capirai mi sono esposto nell’illustrare una problematica reale in un contesto quotidiano, la regione non potrei dirtela perché 3 grandi strutture ospedaliere esistono in Italia è facilmente capiresti di quale ospedale si tratta, dico soltanto che si trova al nord Italia… La squadra che si è mobilitata in primis è stata la squadra anti contagio della struttura stessa ed han reputato che non ci fosse una reale minaccia, peccato che la squadra facente parte di un azienda appaltata è stata poi smentita dal laboratorio analisi dell’ospedale e dall’organo legislatore regionale poiché, le analisi sono state effettuate in maniera errata e ciò è stato riscontrato sia dal legislatore che dal laboratorio. Come pensi che sia finita la faccenda? A tarallucci e vino ovviamente, poiché gli interessi economici, capiamoci al volo, sono l’unica cosa che conta, anche quando si parla di vite umane. Detto ciò la procedura da seguire in caso di contagio credo che debba essere messa in atto e coordinata da specialisti, non da poveretti che a stento parlano italiano, che le analisi medesime ( oltre a sbagliarle ) le hanno effettuate SENZA NESSUN TIPO DI lEQUIPAGGIAMENTO ANTICONTAGIO. Io elogio quando è necessario gli sforzi che l’Italia dimostra in alcuni settori, ma in questo determinato tipo di settore ci sarebbe solo da piangere, qui ci si è salvati per fortuna non per organizzazione.

          1. Aspetta aspetta, quello che tu stai descrivendo è un intervento interno di una struttura, che si affida ad una ditta più o meno specializzata che ha ritenuto, sbagliando di poter tenere sotto controllo una possibile contaminazione batterica in una struttura sanitaria. Ora non ho idea di quali procedure abbiano messo in atto ma posso dirti che molto e ripeto sottolineando MOLTO probabilmente hanno sottovalutato la faccenda. Il responsabile avrebbe dovuto avvertire immediatamente il prefetto, il quale avrebbe attivato l’unità adibita a tale scopo.
            Il fatto di esser intervenuti senza alcun dpi è da idioti per non usare termini che potrebbero non esser molto graditi. Anche perchè presumo che la ditta intervenuta sia una sottospecie di idrospurghi che non centra nulla con le unita NBCR e questo posso garantirtelo al 100%.

  2. La gestione della sicurezza in materia NBCR non attiene alla Protezione Civile e quindi è ovvio che le informazioni da questa riportata siamo approssimative. La gestione di questi rischi è della Difesa Civile, struttura incardinata nel Ministero dell’Interno. L’articolo 14 del Decreto Legislativo n. 300 del 30/07/1999 (e s.m.i.) attribuisce la competenza in materia di Difesa Civile al Ministero dell’Interno, nonché alle prefetture, che la esercitano attraverso il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile.
    Il piano Nazionale NBCR è stato redatto nel 2001 ed è frequentemente aggiornato e ha dato origine ai piani discendenti approntati da ogni Prefettura d’Italia. La risposta per questo tipo di emergenze è immediata e gestita da personale (in particolare dei vigili del fuoco e del 118) preparato e competente, che a livello internazionale ci viene spesso invidiato.
    In merito al nucleare l’italia è monitorata costantemente da centraline fisse e mobili che coprono l’intero territorio nazionale, sia urbano che rurale.
    Questo per quanto riguarda il Sistema Paese e le istituzioni pubbliche, sul privato non saprei dire. Nell’esempio riportato sono stati attivati canali non idonei a rispondere a quella emergenza.
    Anche in merito al problema Ebola leggo delle notizie non fondate, Il piano di emergenza, gestito dal Ministero della salute, in collaborazione con altre strutture dello Stato, è scattato immediatamente sul tutto il territorio nazionale ed è stato attivo e funzionante fino alla cessazione della situazione critica.

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