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La batteria nucleare NBD

Quante volte nell’arco della tua vita ti sei trovato a dover cercare delle batterie per far funzionare i tuoi apparecchi? E quante quelle in cui ti sei trovato a premere i pollici come un pazzo su pile di un celebre brand per vedere quanta carica fosse rimasta? Per non parlare degli smartphone, le cui batterie dopo nemmeno troppo tempo iniziano a non tenere più, costringendoti ad andare in giro con caricatori o powerbank di ogni sorta. Insomma, questi sono solo alcuni esempi ma è chiaro che al giorno d’oggi siamo diventati un po’ “schiavi” dei dispositivi elettronici e, ancor di più, delle loro batterie.

Ma sembra essere un problema con i giorni contati. Infatti, dalla California arriva la prima batteria nucleare, sviluppata dalla startup NBD Inc. (Nano Diamond Battery). Questa batteria nucleare dovrebbe avere una durata pressoché infinita, se paragonata agli anni di vita di un uomo: fino a 5000 anni, arrivando in alcuni casi estremi a 27.000 anni.
I primi prototipi usciranno entro la fine del 2020.

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Batteria nucleare: come funziona?

La batteria viene creata usando materiali di scarto che provengono dalle centrali nucleari. Il cuore della batteria è formato da dei diamanti sintetici, creati da un isotopo radioattivo presente nelle barre di grafite (per intenderci, sono quelle che servono per far sì che le reazioni nucleari all’interno dei reattori delle centrali restino sotto controllo e non esploda tutto facendo un bel casino). Questo isotopo radioattivo è il carbonio-14, ed è proprio lui a fornire energia alla batteria e, di conseguenza, ai dispositivi ad essa collegati. Per millenni, appunto, perché ci vogliono migliaia di anni prima che la radioattività di un isotopo decada.

Visto che si tratta di una batteria nucleare, sicuramente starai pensando al problema non da poco delle radiazioni. I ricercatori della NDB, però, hanno escogitato una soluzione per contenere le emissioni radioattive prodotte dall’isotopo. Attorno ad esso hanno creato una barriera di più strati fatta sempre di diamanti sintetici pressati tra di loro, ricavati da atomi di carbonio. E sembra che funzioni molto bene, perché dai test svolti risulta che la batteria emette meno radioattività di quella emessa naturalmente da un corpo umano. Incredibile vero?

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I potenziali usi

Gli usi di una batteria nucleare possono essere molteplici. Dall’alimentazione dei vari elettrodomestici che abbiamo in casa agli smartphone – pensa che bello non dover più preoccuparti di dover ricaricare il cellulare! – fino alle automobili e poi chissà cos’altro. E la cosa bella è che si tratta anche di una soluzione ecologica. Utilizzando gli scarti prodotti dalle centrali nucleari per la sua produzione, si crea una possibile soluzione non inquinante al loro smaltimento.

Qui il video di presentazione del progetto.

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