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Mediterraneo di sangue: caos e conflitti nella culla della civiltà.

Il conflitto tra Ucraina e separatisti russi, la guerra tra palestinesi e israeliani e, infine, una guerra civile appena scoppiata in Libia.
Benvenuti nel “vecchio continente” potrebbe affermare ironicamente qualche simpaticone. Sta di fatto che di simpatico c’è ben poco nel periodo storico nel quale ci troviamo.

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L’Italia al centro dei conflitti nel Mediterraneo

Ad oggi, sono presenti ben tre conflitti nelle immediate vicinanze dell’Italia che possono, anzi, che sicuramente avranno pesanti conseguenze su uno scenario già provato dalla crisi economica del 2008.
Se analizziamo sommariamente gli eventi dell’ultimo mese, il dato più impressionante è il numero di uccisioni che questi scontri stanno provocando: migliaia e migliaia di vittime. Potremmo quasi paragonare questo periodo storico alle lotte intestine medievali tra i vari Feudi.
Non è mia intenzione dilungarmi in inutili moralismi, bensì di trarre conclusioni attraverso la lettura degli ultimi eventi al fine di definire gli scenari più probabili.

Russia vs Ucraina

Il conflitto, degenerato in seguito alla diatriba circa l’ingresso o meno dell’Ucraina in UE, è tutt’altro sulla via del tramonto: ad oggi, il bilancio degli scontri degli ultimi mesi redatto dall’ONU e riportato da La Stampa, si attesta a 1129 vittime e poco meno di 3500 feriti.
Tralasciando il pensate impatto sulla società e sulle generazioni a venire di questo conflitto, questo scontro ha considerevoli ripercussioni sul prezzo dell’energia e sulla stabilità degli approvvigionamenti in gran parte dell’Europa, soprattutto in Italia.

La CGIA di Mestre rassicura affermando:

[…] se si verificasse la peggiore delle ipotesi in assoluto, ovvero il blocco totale dell’export russo attraverso l’Ucraina, si porrebbero dall’anno prossimo. Ma, in tal caso, si potrebbero comunque aggirare []

Per quanto lo scenario possa avere margini di sicurezza, il pericolo latente di uno stop sulle forniture di gas dovrebbe far accendere qualche campanello d’allarme. Fortunatamente il secondo fornitore di energia italiano è la Libia, quindi possiamo dormire sonni abbastanza tranquilli.

Oops, la Libia

Dicevamo di poter dormire sonni tranquilli… fino a ieri.
Un missile ha colpito uno dei più grandi magazzini di carburante a Tripoli, dalla capienza di ben sei milioni di litri. I vigili del fuoco sono stati costretti ad abbandonare l’area poichè “l’incendio è fuori controllo” e si rischia un’esplosione con raggio compreso tra i 3 ed i 5 km, che potrebbe coinvolgere altri siti di stoccaggio, innescando un devastante effetto a catena.
Il missile è solo l’ultimo episodio di una guerra civile che si protrae da un paio di settimane, nelle quali quasi 100 persone hanno perso la vita.
Alla luce di questi ultimi eventi, numerose ambasciate hanno chiuso le loro sedi e dato ordine di rientrare a tutti i cittadini evacuando, anche con operazioni militari, tutti i connazionali presenti sul territorio per lavoro.

La striscia di Gaza

Per concludere, c’è il conflitto Israelo-Palestinese.
Dall’inizio degli scontri, più di mille sono le vittime rimaste uccise. L’escalation di violenza, l’instabilità politica ed economica e il fragile equilibrio tra i diversi stati mediorientali causa delle vere e proprie ondate migratorie verso l’Europa. Inoltre, la pesante situazione a livello interazionale non è rassicurante; ciclicamente si ripropone lo spauracchio di una guerra fredda tra USA e Russia.

A cosa prepararsi?

La domanda che può sorgere spontanea è se bisogna preparasi a qualche evento. La risposta è molto discutibile. In questi anni abbiamo assistito a molti eventi potenzialmente rivoluzionari, basti pensare solo agli Indignados e alla primavera araba, ma tutti questi movimenti hanno in comune una cosa: sono tutti fuochi di paglia.
Nonostante tutto, va notata una tendenza molto pericolosa, ovvero l’intensificazione di questi piccoli “focolai”. Sempre più frequente l’instabilità economico-politica e sociale delle varie nazioni alimenta e rimpolpa il dissenso che spesso si trasforma in violenza.

In questo caso, ciò a cui dobbiamo essere pronti, è una società sempre più animale e sempre meno di buon senso.

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