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Perché lo scioglimento dei ghiacci è un “bel problema”

La situazione del ghiacciaio Planpincieux sul massiccio del Monte Bianco è ancora in evoluzione. Questo ghiacciaio rappresenta un sintomo, nonché un simbolo del problema dello scioglimento dei ghiacci che sempre più si stanno ritirando.

Ma come mai lo scioglimento dei ghiacci è un problema che genera così tanta preoccupazione? La Terra è un pianeta la cui superficie è ricoperta di acqua. Si stima che per ogni molecola di acqua intrappolata in forma solida, ce ne sono quasi 52.000 in forma liquida, quindi perché preoccuparsi “se un po’ di ghiaccio si scioglie”?

La risposta sul perché lo scioglimento dei ghiacci rappresenti un problema è piuttosto semplice i cui effetti globali e effetti locali sono intrinsecamente connessi tra loro.

Forse di può interessare l’articolo: “2050 e il cambiamento climatico: uno scenario catastrofico“.

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Effetti globali dello scioglimento dei ghiacci.

I ghiacci più famosi al mondo sono, fuori ogni dubbio, le calotte polari. Insieme a tutte le superfici ghiacciate della Terra, queste ultime compongono quella che viene definita criosfera.

La criosfera assolve diverse funzioni fondamentali per la nostra vita: rappresenta uno scudo, una riserva d’acqua dolce e funge anche da “termostato” globale. Infatti, il ghiaccio è un deflettore naturale della radiazione solare. In condizione di salute, il ghiaccio ha un albedo molto elevato. L’albedo indica la proprietà riflettente di una superficie che nel caso dei ghiacciai rappresenta la capacità di riflettere la radiazione solare.

Questa capacità diminuisce tanto più il ghiaccio si “sporca” ovvero si scurisce, per le cause più disparate: l’innalzamento delle temperature che scioglie il permafrost facendo affiorare le rocce il cui albedo è molto più basso (nel caso dell’Antartide e della fascia siberiana); oppure a causa delle tempeste di sabbia che, causate dalla crescente desertificazione, trasportano per migliaia di chilometri il materiale sino a coinvolgere i ghiacciai a latitudini notevoli, scurendone la superficie.

Il ghiaccio però si scioglie anche se è candido. L’innalzamento delle temperature globali si ripercuote inevitabilmente sulla temperatura degli oceani i quali, a differenza del ghiaccio, tendono ad assorbire massivamente la radiazione solare. Immaginate di mettere un cubetto di ghiaccio in una pentola d’acqua posta su un fornello. Anche se la terrete al buio, il ghiaccio si scioglierà per effetto del calore dell’acqua.

Immaginate quale circolo vizioso si sta verificando:

  1. aumenta la temperatura media globale;
  2. aumenta, di conseguenza, la temperatura degli oceani;
  3. il ghiaccio Artico si scioglie, a causa della temperatura degli oceani;
  4. diminuisce la superficie riflettente per respingere la radiazione solare;
  5. l’oceano assorbe un po’ più radiazione solare;
  6. ritorna al punto 1.

Effetti locali: l’esempio dei ghiacciai alpini.

Per quanto riguarda, invece, lo scioglimento dei ghiacci alpini non ha conseguenze soltanto sulle riserve idriche ma contribuisce al dissesto idrogeologico. Sono eclatanti i casi del ghiacciaio citato in apertura del post sul massiccio del Monte Bianco, oppure il caso del Cervino dove gli esperti dell’Università di Zurigo affermano: “il Cervino si sta sgretolando” a causa dell’innalzamento della temperatura del permafrost.

Inoltre, maggiore è l’acqua in circolo nel sistema Terra, maggiori saranno gli impatti dei fenomeni meteorologici. Secondo l’EEA (Agenzia Europea per l’Ambiente) del quale riporto un breve estratto, un elemento chiave dei cambiamenti climatici è proprio la quantità di acqua presente nel normale ciclo dell’acqua.

“Un elemento chiave dei cambiamenti climatici è l’impatto sul ciclo dell’acqua terrestre, che continuamente distribuisce l’acqua dai nostri oceani all’atmosfera, al suolo, ai fiumi e ai laghi, per poi ritornare ai nostri mari e oceani. I cambiamenti climatici stanno aumentando i livelli di vapore acqueo nell’atmosfera e rendendo la disponibilità di acqua meno prevedibile. Tale fenomeno può portare a temporali accompagnati da rovesci di pioggia più intensi in alcune aree, mentre altre zone potrebbero dover affrontare condizioni di siccità più gravi, specialmente durante i mesi estivi.”

Il 40% della popolazione a rischio per l’innalzamento dei mari.

Infine, più acqua in circolo significa anche innalzamento del livello degli oceani.

Secondo “The Ocean Conference” uno studio presentato delle Nazioni Unite nel 2017, il 40% della popolazione mondiale – tradotto in numeri, 2.7 miliardi di persone – abita a meno di 100km dal mare. Prendendo come riferimento le diverse proiezioni sull’innalzamento del livello medio degli oceani riportate sullo studio “Migration and Climate Change” pubblicata dall’IPCC , si stima che il livello delle acque del pianeta aumenterà tra gli 8 e i 13 cm entro il 2030, tra i 17 e i 20 cm entro il 2050, e tra i 35 e gli 82 entro il 2100.

Facciamo un esempio concreto per portare “in casa nostra” gli effetti di questa proiezione. Immagina di essere un cittadino veneziano, quindi abituato al fenomeno dell’acqua alta. Nel 2018, il record quasi assoluto toccato a Venezia è stato di +156cm. Se a questo dato – che attenzione, non rappresenta lo scenario peggiore, come quello toccato nel novembre del 1966 dove si sono registrati + 196cm – sommiamo il livello medio al 2050, notiamo come tutta Venezia verrebbe allagata completamente, senza eccezioni.

Fenomeni migratori di dimensioni bibliche.

Abbiamo detto che il 40% della popolazione mondiale vive a meno di 100km dalla costa. Tuttavia, non è detto che l’innalzamento dei mari coinvolga direttamente tutte queste persone. Nel 2005, in un paper presentato alla 13th Economic Forum, il professor Norman Myers della Oxford Univeristy ha stimato gli effetti diretti su 200 milioni di persone, cifra successivamente accettata e citata dall’IPCC.

La Banca Mondiale ha rivisto queste stime ma il fenomeno rimane di proporzioni inaudite: 146 milioni di persone. Questa enorme compagine di persone sarà costretta a migrare nell’entroterra per questioni climatiche e rappresenterà un problema di portata inaudita. Con le dovute proporzioni, la guerra in Siria ha causato un milione di profughi. Entro il 2050, “l’entroterra del mondo” potrebbe trovarsi a gestire una quantità 200 volte superiore.

Qual è la prospettiva in Italia?

L’Italia stessa potrebbe trovarsi a gestire migrazioni interne.

Come riferisce l’Enea, l’Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, il livello del Mediterraneo sta crescendo molto velocemente. Il Mediterraneo è un mare “chiuso” quindi con dinamiche e comportamenti differenti dagli oceani ma non per questo estraneo alle conseguenze del riscaldamento globale.

La stessa Agenzia afferma che “entro la fine del secolo l’innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri”. A queste stime bisogna aggiungere lo “storm surge”, cioè quel fenomeno per cui il mix di bassa pressione, onde e vento diverso a seconda della zona, che può determinare un aumento del livello del mare rispetto al litorale anche di 1 metro.

Complessivamente, sono 40 le zone a rischio che rappresentano un’estensione pari alla superficie della Liguria. Nel dettaglio, le zone a rischio sono: tutta l’area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna; la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto in Abruzzo; l’area di Lesina (Foggia) e di Taranto in Puglia; La Spezia in Liguria, tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Campo sull’Isola d’Elba e le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana; la piana Pontina, di Fondi e la foce del Tevere nel Lazio; la piana del Volturno e del Sele in Campania; l’area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia) in Sardegna; Metaponto in Basilicata; Granelli (Siracusa), Noto (Siracusa), Pantano Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala in Sicilia; Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Santa Eufemia (Catanzaro) in Calabria.

Il problema è più grande di quanto possiamo immaginare. Rifiutare che esista e voltarsi dall’altra parte non ci rende immuni alle conseguenze.

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