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Scorte di cibo: perché dovresti farle (prima)

Poco prima che la crisi da coronavirus scoppiasse anche in Italia mi è capitato di parlare con amici della situazione in Cina e delle prime resse ai supermercati nel paese del Sol Levante. Tutti sono rimasti sorpresi quando ho fatto notare che su Portale Sopravvivenza si registrava già un aumento di visualizzazioni sugli articoli “Cibo da sopravvivenza” e “Scorte per tutte le tasche”.

Ah ma voi avete paura di morire di fame?” – guardando ora gli assalti ai supermercati di tutto il mondo mi viene anche da sorridere.
È stata ovviamente una battuta ma mi sono resa conto che il mio pensiero sulle “scorte di cibo”, la filosofia che ci aveva spinto a scrivere delle scorte nel lontano 2013, era totalmente diversa rispetto a quella dei presenti. Voglio riportare qui la discussione che ne è seguita perché penso sia importante parlarne.

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Cosa intendiamo per scorte di cibo

Quando parliamo di “scorte di cibo” non intendiamo necessariamente cibi liofilizzati e Razioni K (o MRE all’americana) tipicamente impiegate in ambito militare, la cui shelf-life è di decenni.

L’uso di cibo tecnico è sconsigliato in caso di scorte domestiche: se da un lato MRE (Meal Ready-to-Eat) sono progettate per durare nel tempo, dall’altro hanno evidenti limiti di gusto e di salubrità. Infatti, questi cibi ultra-processati hanno elevati apporti calorici ma devono scendere a patto con i tempi di conservazione, pertanto il gusto non è dei migliori. Ciò può ripercuotersi  a livello psicologico.

Parliamo piuttosto di scorte di bibite e di alimenti non deperibili, solitamente pensati per 10-15 giorni, la cui quantità è variabile sulla base dei componenti della famiglia.

Scorte d’emergenza, per ogni evenienza” diceva uno slogan svizzero di cinquant’anni fa che invitava la popolazione a premunirsi di provviste. Ancora nel 2019, l’UFAE chiede ai cittadini di non perdere questa abitudine. Sarà la vicinanza al confine svizzero, ma ci sentiamo piuttosto allineati.

Della composizione di queste scorte parliamo anche in fondo a questo articolo e in “Scorte per tutte le tasche”.

Perché avere sempre in casa scorte di cibo?

Preoccuparsi di avere una piccola scorta di cibo in casa non significa aver paura di morire di fame.
Per me significa non dovermi preoccupare anche del cibo nel momento in cui devo già affrontare uno scenario emergenziale. Lo faccio per avere un pensiero in meno e avere la mente più serena mentre faccio il punto della situazione e ragiono sulle prossime attività da compiere.

Facciamo l’esempio del coronavirus. In alcune zone l’assalto al supermercato è stata vera follia. Capita sempre così nelle prime 24h, qualsiasi sia l’emergenza. Le autorità potranno anche dire alla popolazione di mantenere la calma ma non accade mai e infatti non è accaduto, né in Italia né nel resto del mondo.

Avere una scorta di cibo in casa mi ha permesso di evitare di recarmi ad un punto vendita in mezzo a persone poco lucide. In momenti di psicosi, potresti finire in una ressa, contuso o coinvolto in un tamponamento, magari proprio nel parcheggio del supermercato. Riesci a pensare cosa significherebbe dover gestire problemi aggiuntivi?

E se l’emergenza fosse climatica?

Cerchiamo di non pensare per un attimo al coronavirus. Fino a pochi mesi fa in pochi ci avrebbero pensato: molto più probabile un’emergenza di tipo climatico. E lo sappiamo, in Italia non deve essere necessariamente così estrema per generare disagi.

Siamo abituati a trovare sugli scaffali prodotti freschi in tutte le stagioni dell’anno. Il nostro quantitativo di spesa è spesso commisurato al tempo che ci separa dalla spesa successiva.
I prodotti viaggiano sfruttando una logistica just-in-time ben progettata, ma facilmente soggetta a rischi. Strade innevate e slavine possono isolare interi abitati e lo vediamo anche in Italia con i repentini cambi di temperatura nelle stagioni invernali. In altre stagioni, le alluvioni producono allagamenti di intere aree, come accaduto in Europa Centrale con il fiume Elba nel 2002.

In mancanza di consegne settimanali destinate al proprio supermercato di fiducia, nel giro di una settimana gli scaffali saranno completamente vuoti.
Quando ai problemi di logistica si aggiungono i blackout, per alluvioni o neve, il problema si fa ancora più grave perché i cibi nel frigorifero e nel freezer (a casa e nei supermercati) deperiscono rapidamente. Se uscire di casa per fare la spesa non è più possibile, potrebbe crearsi un bel problema.
Se usi un piano ad induzione potresti addirittura avere anche difficoltà a cucinare. A tal proposito, un piccolo fornellino a gas di riserva potrebbe non essere un pessimo investimento.

Per affrontare questo tipo di problematica sarebbe utile pensare anche ad una parte di scorte composta da riso pasta, riso, cibi in scatola o in busta. Non dimenticarti anche prodotti pronti al consumo, perfetti in caso di mancanza di corrente e anche di acqua corrente, come:

  1. frutta secca ed essiccata (link);
  2. fette biscottate (link);
  3. crackers (link);
  4. latte a lunga conservazione (link);
  5. alimenti in scatola a base di pesce (link) come tonno, filetti di salmone…;
  6. legumi in scatola (link);
  7. formaggi a pasta dura (link);
  8. salumi e insaccati (link).
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