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Sfatiamo i miti da survivor sull’acqua

Falsi miti sull'acqua - Sfatiamo leggende metropolitane acqua

Come per ogni aspetto del survivalismo in rete ci sono maree di guide e consigli su cosa fare e cosa evitare durante momenti di emergenza.
Alcune di queste sono delle vere e proprie leggende metropolitane. In questo articolo ti riportiamo i sei falsi miti sull’acqua per sapere cosa fare e cosa evitare nel caso ti trovassi in una situazione d’emergenza.

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1. Bere acqua corrente è sicuro

Questo è uno dei più diffusi falsi miti sull’acqua. Non è detto che l’acqua di ruscelli, torrenti, etc.. provenga direttamente dalla sorgente, o che non ci siano al suo interno delle sostanze inquinanti tra la sorgente e il punto dove si vuole bere. Se ti trovi in montagna in alta quota, potresti bere acqua che attraversa alpeggi, quindi inquinata dagli animali.
Il concetto “se devi scegliere tra acqua stagnante e acqua corrente, scegli l’acqua corrente” è corretto, ma facendo sempre attenzione alla provenienza e alla purezza. Dove non puoi capirlo, se ti trovi in mancanza di altre fonti, utilizza un filtro come il Life Straw o la borraccia Life Straw Go.

2. Bere piccole quantità di acqua salata può salvare la vita

Assolutamente no. Il sale contribuisce ad assorbire liquidi e se ingerito contribuisce alla disidratazione quindi bere acqua salata è controproducente. È possibile però utilizzare l’acqua salata per abbassare la temperatura del corpo ma attenzione a non ingerirla in situazioni di emergenza. Per renderla potabile devi prima provvedere alla desalinizzazione.

3. Mangiare la neve è un modo sicuro per idratarsi

Falso! Mangiare la neve è del tutto controproducente: il nostro corpo deve impegnarsi a ristabilire la temperatura corporea, abbattuta a causa della neve, incrementando il consumo di energia. Inoltre, se la neve non è fresca può contenere batteri e microrganismi dannosi per il nostro corpo. Nel caso ci fosse a disposizione solo la neve come fonte d’acqua è bene scioglierla sempre e, se possibile, portare l’acqua ad ebollizione per diminuirne la carica batterica.

4. Bere l’urina può prevenire la disidratazione

Più problemi che benefici. L’urina è il vettore con il quale espelliamo gli scarti del nostro corpo e bevendola si reintroducono queste scorie, estremamente tossiche, nell’organismo. Così facendo si provoca uno sforzo estremo per il sistema renale peggiorando ulteriormente la condizione del corpo, che richiederà ancora più acqua per smaltire le scorie concentrate.

5. L’acqua che si trova nelle depressioni naturali è sicuramente potabile

Falso, probabilmente è acqua stagnante. Anche in questo caso vige la regola di esaminare l’acqua prima di berla. È possibile che sia acqua stagnante e inquinata anche se può sembrare cristallina, quindi va sempre depurata.

6. I Cactus sono una grande fonte d’acqua

WTF?! I Cactus non sono dei serbatoi: è un altro dei più diffusi falsi miti sull’acqua.
Anche se i Cactus trattengono molta acqua e sono in grado di resistere a climi estremi, non significa che questi liquidi siano a noi disponibili. L’acqua contenuta all’interno della pianta è trattenuta da particolari fibre che, inoltre, la rendono estremamente acida e disgustosa: ingerire questi liquidi può provocare vomito e dissenteria andando ad aggravare ulteriormente la disidratazione.

Queste sono solo alcune delle leggende metropolitane che circolano in rete. L’importante è conoscere bene quali siano questi miti per evitare di peggiorare la situazione nel caso ti trovassi in scenari problematici. L’acqua è un aspetto fondamentale nella gestione delle emergenze e nella sopravvivenza: un’adeguata preparazione può fare la differenza.

E tu? Qual è la leggenda metropolitana sulla sopravvivenza più assurda che hai sentito? Scrivilo nei commenti!

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1 commento
  1. Sul punto 2 avrei da ridire: nel bellissimo libro “Nafrago volontario” di Alain Bombard, l’autore dimostra che si può sopravvivere 3 giorni in mare bevendo acqua salata. Ovviamente è pericoloso e malsano e non può essere fatto per più di 3 giorni, trattasi di studi scientifici ma metodologicamente imperfetti condotti negli anni 60.

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