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Quando ti prende la scimmia per il prepping, c'è Portale Sopravvivenza!

Ti presento il tuo più grande alleato: la paura!

Parlare di prepping è spesso un’arma a doppio taglio. Se da un lato, l’ultima cosa che vogliamo è correre in giro come dei profeti del malaugurio urlando “la fine del mondo è vicina“, dall’altro fingere che i sempre più frequenti eventi naturali estremi, i disastri naturali e la vasta gamma di minacce geo-politiche non esistano o non possano potenzialmente recarci danno, non solo è sbagliato, ma probabilmente denota una visione miope del mondo. È possibile approcciare questo tema in maniera concreta e pragmatica, senza sottovalutare le minacce o cedere alla psicosi? Come sempre, la verità sta nel mezzo, ma per prima cosa dovresti ammettere a te stesso una cosa: se ti prepari a qualcosa è perché, sotto sotto, ne hai paura!

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La paura è davvero un motivo così sbagliato per cominciare a prepararsi?

Spesso la gente comune e i media dipingono i preppers come un gruppo di esaltati che vive bramando il disastro e alimentando l’allarmismo. Seppure sia innegabile che – come in tutte le comunità – esista una parte estrema, posso affermare che la maggior parte di queste persone sono mosse da questioni molto pratiche, da situazioni (anche estreme) ed esperienze personali. Un’interessante lettura per approfondire il tema è il libro di Fabrizio Nannini, Mental Survival edito da Hoepli. Il libro serve a capire quali sono i meccanismi dietro alla paura, al panico e come imparare a fronteggiarli.

Prima che nascesse PortaleSopravvivenza, una delle mie maggiori preoccupazioni era cosa poter fare, per me e la mia famiglia, nel caso ci fossimo trovati a fronteggiare un’alluvione, una nevicata straordinaria o qualche tipo di evento estremo. Preoccupazione le cui radici sono riconducibili alla mia infanzia.

Quando un’alluvione apre gli occhi.

Nel 2000, quando ero poco più che un ragazzino, l’intera regione nella quale vivo fu devastata da un’alluvione senza precedenti. I morti furono 20, migliaia di sfollati, telecomunicazioni interrotte, energia e approvvigionamenti assenti. Ricordo ancora quando, dopo che chiusero l’acquedotto comunale, riempimmo d’acqua delle vecchie damigiane vuote da una vecchia fontana vicino casa. La bollivamo per bere e cucinare, mentre ascoltavamo gli aggiornamenti e le notizie da una piccola radio a pile. Dopo l’evacuazione precauzionale dormimmo nella parrocchia del paese mentre osservavamo, dall’altro versante della montagna, il torrente che inondava il paese di fronte, portando devastazione e morte. Ciliegina sulla torta, quando rientrammo a casa, ci accorgemmo che qualche sciacallo avevamo provato a svaligiarla durante la nostra assenza.

Sarei un bugiardo se dicessi che in quei momenti non provai paura. Paura dell’ignoto, paura delle possibili conseguenze. Paura per la mia vita, paura per quella dei miei cari. E le stesse paure le vedevo, ben nascoste, negli occhi di mio padre e mio nonno che passarono notti insonni, al lume di una candela, nella cucina della parrocchia insieme ad altri padri di famiglia, ascoltando gli aggiornamenti della protezione civile via radio. Fortunatamente, dopo qualche giorno potemmo rientrare tutti, ma memore di quell’esperienza non smisi più di pensare cos’avrei potuto fare nel caso fosse accaduto di nuovo.

Metter la testa sotto la sabbia non è una soluzione.

Le cose brutte accadono, il male esiste e i disastri naturali fanno parte della vita. Temere per la propria incolumità circa questi eventi è del tutto naturale: aver paura per un’alluvione, per un terremoto o per un’inondazione non solo è legittimo ma doveroso. Ignorare questi aspetti non significa vivere una vita libera dalla paura, ma al contrario, significa vivere una vita impreparata ad affrontare queste situazioni. In effetti, solo chi non si è mai trovato a fronteggiare un evento di questo tipo può pensare di esserne immune. Alcuni hanno bisogno di vivere in prima persona l’esperienza per prendere consapevolezza. Per altre, invece, è sufficiente di un po’ di paura per agire e ciò non è necessariamente una cosa negativa.

La paura può essere una grande motivatrice e, in determinate situazioni, può aiutare a compiere quel passo in più che contribuirà alla salvaguardia nostra e dei nostri cari.

La paura può essere un potente alleato.

È innegabile che la paura sia un istinto primordiale e ci è stato dato per una buona ragione: autoconservazione. Se usiamo questa paura come fattore motivante – invece di un peso che ci trascina verso il basso – allora possiamo trasformare qualcosa che di solito viene considerato come un’influenza negativa, in un potente alleato. Il problema con la paura è che la maggior parte delle persone semplicemente non sa come reagire ad essa: molti sono abituati a pensare alla paura come uno strumento “oppressivo”, o di controllo, anziché come un fattore motivante per fare qualcosa per aiutare la nostra situazione.

La chiave per trasformare la paura in un alleato è esaminare la provenienza, la causa della paura e usare quell’informazione per agire. È questa azione, che sta al di sopra della nostra paura, ci pone in una situazione di vantaggio nei confronti del problema, aiutandoci a superarlo – si spera – indenni. Ecco come la paura contribuisce a stimolare la presa di coscienza:

  • Può portare chiarezza e aiutarci a capire a quali minacce dobbiamo prepararci;
  • Se usata come forza motivante, può aiutarci a raccogliere dati, pianificare e prepararci per problemi futuri;
  • Se incanalata in qualcosa di positivo, l’azione che ne deriva aiuta ad alleviare la paura stessa.

Come rimuovere gli effetti della paura da catastrofi e situazioni di crisi.

Mentre alcuni aspetti della paura possono essere utili in determinate circostanze, se non impari come controllarla adeguatamente, può trasformarsi in un killer fin troppo efficace. In una situazione di emergenza, l’ultima cosa che vuoi sperimentare è una quantità significativa, inutile e debilitante di paura durante una situazione già stressante. La preparazione è l’antidoto a quella paura.

Nel suo libro Come vincere lo stress e cominciare a vivere, l’autore Dale Carnegie ha dato alcuni dei migliori consigli mai scritti sulla preoccupazione.
Una citazione del libro che ritengo particolarmente utile in termini di preparazione è:

Se hai un problema di preoccupazione, fai queste tre cose:
1. Chiediti: “Qual è lo scenario peggiore che può verificarsi?”
2. Preparati ad accettarlo se devi.
3. Quindi procedi con calma per migliorare la situazione peggiore che può verificarsi.

Penso che il consiglio sia esattamente ciò che le persone attente alla preparazione fanno preparandosi per i disastri, ed è esattamente ciò che darà loro il vantaggio quando le cose andranno male. Preparandoti mentalmente al peggio, escludendolo (se è probabile che accada), e poi scoprendo i modi non solo di sopravvivere ma di prosperare durante la crisi, puoi sconfiggere gli effetti negativi della paura.

Come Carnegie dice nel suo famigerato libro sulla preoccupazione:

“Prendi i fatti. Non tentiamo nemmeno di risolvere i nostri problemi senza prima raccogliere tutti i fatti in modo imparziale”

La preparazione riguarda la conoscenza e la conoscenza è potere, oltre ad essere anche la chiave stessa per sopravvivere.

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