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Trump, Curdi e Turchia: facciamo chiarezza.

Domenica 6 ottobre 2019, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump – a seguito di una telefonata con il presidente turco Erdogan – ha riacceso la miccia di una polveriera annunciando il ritiro delle forze americane dal nord della Siria.

Questa decisione ha dato il via libera ad un’azione militare di terra da parte dell’esercito turco (già pubblicamente annunciata) nei confronti dei territori controllati dai curdi siriani, ritenuti da questi ultimi terroristi che sono stati fondamentali per combattere l’ISIS in Siria. La domanda è semplice: che diavolo sta succedendo?

I rapporti tra curdi e turchi

I rapporti tra i curdi – che sottolineo, è un popolo – e i turchi sono sempre stati molto burrascosi. Dal 1978, nascita del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, meglio conosciuto come PKK, le relazioni tra i due popoli sono state altalenanti ma sempre scandite da violenze, uccisioni e rappresaglie. In super sintesi, i turchi considerano il PKK come associazione terroristica, mente il PKK considera la Turchia come uno Stato oppressore e discriminatore nei confronti del popolo curdo.

Se volete approfondire la questione, o quantomeno avere un’idea di perché la situazione ad oggi è così tesa, potete trovare una buona panoramica sulle “puntate precedenti” in un’apposita pagina di Wikipedia dal titolo “Conflitto curdo-turco”.

Lasciando momentaneamente in secondo piano le vicende passate, a ragione o a torto dall’una o dall’altra parte, la questione dell’invasione da parte della Turchia nei confronti della Siria ha un’unica chiave di lettura. L’invasione territoriale di una nazione sovrana condotta unilateralmente da uno stato sovrano non lascia molti spazi all’immaginazione: quella che sta avvenendo in questi giorni è un’invasione di terra, militare, con bombardamenti aerei che mietono vittime tra civili, tra cui persino giornalisti europei.

Se analizzata dall’esterno, le argomentazioni della Turchia sembrano una scusa, neanche troppo velata, per condurre una pulizia etnica con il pretesto di vecchie rivalità.

La nota della Casa Bianca

Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda, a mio avviso, sta nella leggerezza con cui Trump si è sfilato da un accordo di protezione e supporto delle popolazioni curde. Infatti, con la promessa di protezione, le truppe curde hanno abbandonato nei giorni scorsi le postazioni a confine proprio su richiesta degli Stati Uniti i quali, forti della posizione di mediatori tra turchi e curdo-siriani, stavano gestendo il negoziato per stabilizzare la regione.

Invece, una volta abbandonate le posizioni come da accordi, con una semplice nota la Casa Bianca ha annunciato che «le forze statunitensi non sosterranno né saranno coinvolte nell’operazione e le truppe Usa, che hanno sconfitto il califfato territoriale dello Stato islamico, non saranno più nelle immediate vicinanze». Questa dichiarazione ha dato il via al Presidente turco Erdogan – la cui velocità di azione lascia intuire come l’operazione fosse ampiamente preparata – all’invasione e alla carneficina.

Trump – additato dunque come traditore dai curdi – ha motivato la decisione con una fantomatica “mancanza di aiuti da parte dei curdi durante la seconda guerra mondiale, in Normandia”, notizia, per lo più smentita.

L’Europa, la NATO e la comunità internazionale

Come ha egregiamente spiegato nel suo ultimo video Alessandro Masala – vi invito a seguire il suo canale Breaking Italy – il problema più grande è la leggerezza con cui si bombardano i civili, nella condanna (ma solo ai microfoni delle tv) delle nazioni europee. Ci sono voluti diversi giorni affinché la comunità internazionale, tra cui l’Italia, prendesse una seria posizione di condanna e attuasse sanzioni nei confronti della Turchia.

Sanzioni che, sino ad ora, si sono concretizzate in un semplice stop di forniture militari (quelle future, ma cosa fare con i contratti esistenti?). Gli ultimi sviluppi hanno visto, di fatto, inasprire le dichiarazioni di condanna ma senza sortire grandi effetti, poiché Erdogan ha continuato a bombardare le città nelle quali risiedono la maggior parte delle popolazioni curdo-siriane.

Cessate il fuoco raggiunto, per ora

Dopo l’imbarazzante lettera scritta dal Presidente Trump – da molti scambiata per un fake, perché senza senso e all’apparenza scritta da un quindicenne e che fonti turche dicono abbia fatto imbestialire il presidente turco – il vice presidente Mike Pence, giunto in Turchia per mediare un accordo con Erdogan, ha raggiunto un cessate il fuoco di 120 ore per permettere ai curdi di abbandonare la regione. Potremmo dire “oltre al danno, anche la beffa” ma, a mio avviso, questa potrebbe essere la migliore occasione per recuperare una situazione sfuggita ampiamente di mano, salvando migliaia di vite innocenti.

Non voglio addentrarmi in giudizi su come è stata gestita la faccenda – non sono un diplomatico o un esperto di geopolitica – però, mi chiedo: se decisioni così delicate vengono prese di pancia, sull’onda emotiva e senza rifletterci a sufficienza, non è il caso di preoccuparsi? Com’è possibile che il voltafaccia di Trump, che compromette fortemente l’affidabilità degli Stati Uniti circa gli accordi presi, non abbia conseguenze nella comunità internazionale? Forse, la “spacconeria” può portare consenso ma ciò non significa che sia il bene per il nostro futuro. Qual è la vostra opinione in merito?

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