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Veleno, negligenza e bugie. L’ultima puntata di Chernobyl

Ti sei perso il commento alle puntate precedenti? Recupera qui:

  1. Prima puntata – “1:23:45”
  2. Seconda puntata – “Please, remain calm”
  3. Terza puntata – “Open Wide, O Earth
  4. Quarta puntata – “The Happiness of All Mankind

Dove eravamo rimasti?

I Liquidatori
Le bonifiche
La conferenza di Vienna

L’origine di tutti i mali

Eccoci arrivati all’epilogo di questa superba serie tv, che ci ha tenuti incollati davanti allo schermo per cinque settimane. Questa sarà anche l’ultima analisi.
Iniziamo dal 25 aprile del 1986: scene paesaggistiche idilliache, ovviamente se si apprezza l’edilizia residenziale decadente di stampo sovietico. La vita scorre felice nella cittadina di Pryp”jat, mentre il trio delle meraviglie sta andando a lavoro: Dyatlov,  Fomin e Bryukhanov.
È proprio qui che inizia la catena del disastro. Il gran balletto delle promozioni promesse alla conclusione del test di sicurezza del reattore 4. In poche parole, a Stalin piacendo, se porteranno a termine questo maledetto test di sicurezza che oramai sta tardando più della TAV, sicuramente i tre saranno promossi. Bryukhanov, una volta promosso, andrà a Mosca a godersi auto personale, piante di ficus e vodka di qualità. Fomin prenderà il suo posto come direttore operativo e quindi, si libererà un altro posto, quello di ingegnere capo per Dyatlov che al mercato mio padre comprò.

La struttura del reattore RBMK

Piccolo inciso partendo dalle basi. Il reattore RBMK  è un reattore raffreddato ad acqua con singoli canali di carburante e utilizza la grafite come moderatore. È anche noto come “reattore di grafite ad acqua leggera” (LWGR). È molto diverso dai reattori di stampo occidentale per molti fattori, tra cui quello principale che vi svelerò solo alla fine (*). La combinazione di moderatore di grafite e refrigerante per l’acqua non si trova in nessun altro reattore al mondo. Semplificando, il reattore funziona come il vostro bollitore del thé: il calore della reazione di fissione dell’uranio debolmente arricchito fa bollire l’acqua nei canali del carburante e il vapore è separato sopra di loro in un unico circuito. Una volta che il vapore è in pressione finisce, anziché nel fischietto del bollitore, in una turbina che girando produce energia.

Il nucleo è una stufa a pellet. Nel dettaglio è pellet di ossido di uranio leggermente arricchito, racchiuso in un tubo di zircaloy (lega di zirconio) lungo 365 cm che forma una barra di combustibile. Una serie di 18 barre di combustibile è disposta in maniera cilindrica in un carrello per formare un canale dove circola l’acqua in pressione. Sopra questo canale c’è un blocco di acciaio/piombo che funge da isolatore di radioattività. La cosa curiosa dei reattori RBMK è che essendo i canali del carburante isolati, i gruppi di combustibile possono essere sollevati dentro e fuori dal reattore, consentendo il rifornimento di carburante mentre il reattore è in funzione. Pertanto, per tornare alla caratteristica contraddistinta dal (*) non esiste una cupola di protezione.

Per regolare la potenza della reazione si alzano e si abbassano le barre di controllo, come se fosse una vera e propria manovella del gas: le barre di controllo al carburo di boro con punta di grafite che assorbono i neutroni per regolare il tasso di fissione, sono inserite dall’alto verso il basso e forniscono il controllo automatico, manuale o di emergenza. Le aste automatiche sono regolate dal feedback dei rilevatori interni, ovviamente se qualche fesso non le disattiva. Se vi è una deviazione dai normali parametri operativi (come ad esempio un maggiore livello di potenza del reattore), le barre possono essere lasciate cadere nel nucleo per ridurre o interrompere l’attività del reattore. Il cosiddetto Safety Control Rod, per gli amici SCRAM**.

**Il riferimento risalirebbe alla prima esperienza di funzionamento di un reattore nucleare, la cosiddetta pila di Fermi, ma non è niente di più di una leggenda. Essa racconta che per garantire lo spegnimento rapido della macchina, un uomo fosse pronto con un’ascia a tagliare la corda che sorreggeva la barra di sicurezza, che sarebbe stata in tal modo introdotta velocemente nel nocciolo per caduta libera a fronte di una possibile situazione di emergenza. Da questo, il termine SCRAM: Safety Control Rod Axe Man.

Barre giù, reattore spento, tutto sicuro. A meno che non ci sia una combinazione di eventi.
Ora che avete letto questa breve disamina, potete bullarvi con gli amici e sicuramente ne sapete di più dell’utente medio su facebook. Torniamo a noi.

Il processo

Legasov riceve da dal vicedirettore del KGB ordini precisi: al processo dovrà ripetere quello detto a Vienna dove ha convinto la comunità scientifica internazionale dando banalmente la colpa agli indagati. Se lo ripeterà al processo in premio diverrà  “Eroe dell’Unione Sovietica” e il nuovo direttore dell’Istituto Kurchatov. Tuttavia, come Legasov sa e ripete, non è totalmente colpa loro, ma c’è la gran pecca progettuale del reattore che deve essere risolta assolutamente negli altri sedici impianti presenti nell’Unione Sovietica. Ovviamente al KGB questo poco importa perché prima di ogni cosa è necessario tutelare il buon nome della rodina, rimandando a dopo il processo l’eventuale ed ipotetica soluzione. Diversa è la posizione di Ulana: il mondo deve conoscere la verità, e poi, suvvia una volta che verrà rivelato il problema, sicuramente lo Stato sarà obbligato a correggerlo, no?

Inizia il processo ai tre caballeros Dyatlov, Bryukhanov e Fomin. Il primo testimone è Shcherbina, che, grazie all’aiuto di un modellino dell’edificio in cui era installato il reattore numero 4, manco fosse ad una puntata di Porta a Porta spiega a grandi linee il funzionamento della centrale e in cosa avrebbe dovuto consistere il famigerato test di sicurezza. Test che doveva già esser stato fatto. Test per il quale erano stati già premiati, con l’inganno. Interviene poi Ulana che si concentra sulla catena degli errori. Management come già detto prima incompetente, tempistiche sbagliate, personale giovane ed inesperto, procedure scritte a mano e per nulla chiare, i responsabili del turno di notte capaci di governare la routine ma non un test complicato. Tutto per la fama di promozioni e regalie.

Questo però è “solo” l’errore umano. Nel nucleo, ormai da svariate ore, si sta formando qualcosa di molto pericoloso, qualcosa che sarà la causa dell’avvelenamento, della morte e dell’esplosione di tutta la centrale.
Come detto da Legasov il reattore è basato sull’equilibrio stabile. Un equilibrio che come “una danza invisibile dà energia a intere città senza fumo o fiamme. Una cosa bellissima. Quando le cose sono nella norma.”

In brevissimo, il funzionamento a ranghi ridotti del reattore produce Xeno. Lo Xeno viene distrutto dall’aumento della temperatura, dunque dal normale ciclo di funzionamento di un reattore. Ciclo che, per l’appunto, dev’essere mantenuto in equilibrio dagli operatori. Pertanto, se continui a mantenere basso il reattore e poi decidi di alzare la potenza all’improvviso l’equilibrio non c’è più! In questa fattispecie, l’unica cosa da fare è rialzare molto lentamente la temperatura, ma qui c’è fretta. Una fretta morbosa e carica di pressappochismo.

– “Togliamo tutte le sicure! Cosa vuoi che succeda?”

Ed estraggono quasi tutte le barre di controllo. I manuali prescrivevano che il test si dovesse portare avanti a 700 megawatt di potenza mentre in questo caso, la potenza era a meno di un terzo.

– “Chissene frega! Ritmo! ritmo!”
– “Buttiamo dentro l’acqua!”

All’1.22.30 di notte, il computer centrale suggerisce di spegnere il reattore,

– “Sti computer che vuoi che sappiano! Continuare continuare!”
– “
Bypassa il computer!”

L’equilibrio perduto è ormai impossibile da recuperare. Improvvisamente la temperatura inizia sale vertiginosamente, la potenza schizza fuori controllo. Per evitare il peggio, in extremis, si decide di schiacciare il fatidico bottone dello SCRAM, vi ricordate?
Spengo tutto e fuckoff! Cosa fa nel concreto il bottone di SCRAM? Fa scendere tutte insieme le barre di controllo. Decisione sensata… se non fosse per un “piccolo banale ed insignificante particolare tenuto nascosto a tutti dal KGB: la punta in grafite delle barre di controllo”.

La verità

Momento di esitazione. Pathos. Svolta.

Il mite Legasov decide di sacrificarsi per permettere la risoluzione del problema dei reattori. Le barre di controllo fatte così sono inutili: al posto di entrare velocemente e bloccare tutto, entrano a poco a poco dando così il tempo alla punta in grafite di fondere nel nòcciolo. Ciò causa un blocco del boro come un ingorgo sulla Salerno-Reggio Calabria e impedisce lo spegnimento del nòcciolo che, invece, si scalda fino a vaporizzare l’acqua, scinderla in idrogeno e ossigeno, facendo un bel botto degno di un film di azione.

Perché le barre vennero realizzate con la punta in grafite?
Qui la fiction si discosta dalla realtà. Viene affermato: “Perché? Per lo stesso motivo per cui i nostri reattori non hanno edifici di contenimento attorno, come quelli a Ovest. Per lo stesso motivo per cui non utilizziamo combustibile propriamente arricchito nei nostri nuclei. Per lo stesso motivo per cui siamo l’unica nazione che costruisce reattori moderati a grafite e raffreddati ad acqua con un coefficiente di vuoto positivo. Perché costa di meno.”

Non è stato proprio così.
La realtà era più subdola e qui si va a svelare una cosa non detta dalla serie, ovvero il significato dell’asterisco (*).
Perché gli RBMK sono fatti così? Perché erano usati, anche e sopratutto, per produrre Plutonio. Se sei un paese entrato in ritardo nella corsa agli armamenti nucleari, ma di bombe atomiche ne vuoi tante, più di tutti, più grandi, più potenti, come fai? Produci più Plutonio fissile. E come lo produci? Nelle centrali nucleari!

Però, devi farlo più veloce degli amerikani, quindi devi poter cambiare in fretta i tubi di combustibile e ricavare il plutonio da quello esausto. A chili, ogni anno. Per lavorare così in fretta non puoi pretendere di creare un involucro di contenimento come nei reattori occidentali, se no dove le metti le gru per movimentare il tutto? Le barre di controllo devono essere lente, tanto se tutto è nei limiti il reattore si autolimita. Il combustibile deve essere in eccesso, così la produzione di plutonio è maggiore. Tutti questi tasselli girano (e anche bene alla fine) se c’è equilibrio, ma se non c’è equilibrio, non girano più e la frittata è fatta.

La confessione di Legasov costringerà l’URSS ad aprire gli occhi, ma avrà un prezzo altissimo. Non potrà essere liquidato, è uno scienziato famoso, ma non conterà più niente. Altri raccoglieranno i meriti dei suoi studi. Non avrà più veri incarichi e avrà un lavoro fittizio. Non potrà parlare più con nessuno tranne che con il suo gatto e il KGB gli sarà alle costole. Per sempre, fino al suo suicidio. Le sue memorie verranno però utilizzate da altri scienziati per chiedere a gran voce e stavolta ottenere modifiche sostanziali nella struttura degli altri reattori sovietici, in modo che il suo sacrificio non sia stato vano.

Titoli di coda con varie imprecisioni finali.
Immediatamente si spiega l’introduzione di Ulana che è un personaggio immaginario che rappresenta tutti “gli scienziati dissidenti” che hanno lavorato insieme a Legasov nei mesi successivi al disastro nucleare: GOOD
Sdoganano le morti con numeri poco verificabili, parlando di decine di migliaia di morti diretti, tra cittadini, operai, minatori, liquidatori, ecc: BAD
Descrivono il ponte “della morte” della prima puntata asserendo che abbia ucciso tutti coloro che assistettero all’incendio sopra di esso: BAD
Affermano, infine, che le autorità dichiarano come numero ufficiale dei morti diretti una cifra di poco superiore ai 30: GOOD

Siamo giunti così  alla fine del ciclo di recensioni.
Spero che nella mia spiegazione sommaria e piena comunque di sonore imprecisioni, di avervi aiutato a comprendere una delle più grandi catastrofi del nostro secolo. Sia industriale che mediatica.
Un evento trattato il più delle volte con partigianeria e con sufficienza ma che, volente o nolente, ha cambiato il nostro mondo.

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